Skip to main content

Quando la polizia giudiziaria sequestra un cellulare o un computer, le domande più immediate riguardano i dati che potranno essere esaminati, il tempo per cui il dispositivo potrà essere trattenuto e la possibilità di ottenerne la restituzione.

Un telefono o un computer oggi contiene una quantità enorme di informazioni personali e professionali: messaggi, fotografie, e-mail, documenti, contatti, dati di accesso e cronologia delle attività. Proprio per questo il sequestro di un dispositivo elettronico può avere conseguenze molto concrete nella vita quotidiana e lavorativa.

Perché possono sequestrare un cellulare o un computer?

Il dispositivo può essere sequestrato quando si ritiene che possa contenere elementi utili per accertare un reato.

Non è necessario che il cellulare o il computer siano stati materialmente utilizzati per commettere il fatto. Può essere sufficiente, ad esempio, che al loro interno possano trovarsi conversazioni, fotografie, documenti, contatti o altri dati utili a ricostruire ciò che è accaduto.

Per questo il sequestro di dispositivi elettronici viene disposto in procedimenti molto diversi tra loro: dai reati contro la persona ai reati economici, dagli stupefacenti ai reati informatici.

Che cosa fanno dopo il sequestro?

Normalmente l’interesse degli investigatori non riguarda il valore materiale del telefono o del computer, ma i dati che contiene.

Per acquisirli può essere effettuata una copia del contenuto del dispositivo attraverso strumenti tecnici che consentono di conservarne i dati senza lavorare continuamente sull’originale.

È quella che comunemente viene definita copia forense.

La copia può riguardare una quantità molto ampia di dati presenti nel dispositivo, ma questo non significa che tutto ciò che viene acquisito possa poi essere esaminato senza limiti e senza collegamento con l’indagine.

Che cos’è la copia forense del cellulare o del computer?

La copia forense è una duplicazione dei dati contenuti nel dispositivo, realizzata con modalità tecniche che consentono di preservarne il contenuto e di svolgere successivamente le attività di analisi.

In concreto, l’autorità può quindi acquisire i dati dal telefono o dal computer e procedere alla loro selezione in un momento successivo.

Questo passaggio è importante anche ai fini della restituzione: una volta acquisiti i dati necessari, deve essere verificato se esista ancora una ragione concreta per continuare a trattenere fisicamente il dispositivo.

Dopo la copia forense possono continuare a trattenere il dispositivo?

Sì, ma soltanto se permangono esigenze concrete.

La realizzazione di una copia forense non comporta sempre l’immediata restituzione del cellulare o del computer. In alcuni casi può essere ancora necessario mantenere l’originale a disposizione per ulteriori accertamenti tecnici o perché il dispositivo assume direttamente rilievo nell’indagine.

Il mantenimento del sequestro, però, deve continuare a essere giustificato dalle esigenze probatorie.

Se la copia del computer è già stata effettuata e l’analisi dei dati richiederà ancora tempo, occorre quindi verificare se esista una ragione concreta per continuare a trattenere anche il dispositivo originale.

Lo stesso vale per il cellulare.

Se il cellulare o il computer mi serve per lavorare, posso chiederne la restituzione?

Il fatto che il dispositivo sia necessario per il lavoro non determina automaticamente la restituzione, ma è un elemento che può assumere rilievo nella valutazione concreta.

Un computer può contenere programmi, documenti e strumenti indispensabili per svolgere l’attività professionale; un telefono può essere necessario per comunicare con clienti, collaboratori o familiari.

Quando le operazioni tecniche necessarie sono già state eseguite, queste esigenze possono essere rappresentate all’autorità procedente per chiedere che venga verificata la necessità di mantenere ancora il sequestro dell’originale.

Possono controllare tutto quello che c’è nel cellulare o nel computer?

Non senza limiti.

Un dispositivo elettronico contiene spesso anni di vita personale e professionale. Per questo l’acquisizione e l’analisi dei dati devono rispettare criteri di pertinenza e proporzionalità rispetto al reato per cui si procede.

L’analisi non può quindi trasformarsi in una ricerca indiscriminata all’interno dell’intera vita digitale della persona, senza un collegamento con le esigenze dell’indagine.

Il perimetro della ricerca deve essere collegato al fatto per cui si procede e può essere delimitato attraverso l’arco temporale rilevante, tipologie di file, conversazioni, contatti, parole chiave o altri criteri utili a individuare i dati effettivamente pertinenti.

Proprio l’ampiezza del materiale acquisito rende importante controllare il contenuto del provvedimento e le modalità con cui è stata disposta l’analisi.

La persona sottoposta alle indagini deve comunicare PIN e password?

Non esiste, per la persona sottoposta alle indagini, un generale obbligo di collaborare fornendo PIN, password o credenziali di accesso al proprio dispositivo.

La scelta di comunicarli o meno deve però essere valutata concretamente con il difensore.

La mancata comunicazione delle credenziali può infatti rendere più complesse le operazioni tecniche di estrazione dei dati e, in alcuni casi, incidere sui tempi durante i quali il dispositivo rimane sequestrato.

Il rifiuto non impedisce, di per sé, il sequestro del dispositivo né il ricorso a strumenti tecnici per tentare l’estrazione dei dati.

Per questo non è una decisione da prendere automaticamente, né in un senso né nell’altro, senza conoscere il procedimento e le conseguenze della scelta.

Se durante l’analisi trovano elementi relativi a un altro reato?

Può accadere che dall’esame dei dati emergano elementi relativi a fatti diversi da quelli che avevano originariamente determinato il sequestro.

Se, nel corso di un’analisi legittimamente eseguita entro il perimetro dell’indagine, vengono rinvenuti dati che costituiscono prova di un altro reato, questi possono assumere rilievo anche per ulteriori accertamenti.

La questione deve comunque essere valutata verificando come quei dati siano stati acquisiti e se l’attività investigativa sia rimasta entro i limiti consentiti.

Se mi restituiscono il telefono, possono conservare la copia dei dati?

Sì.

La restituzione del dispositivo fisico e la permanenza dei dati acquisiti sono due questioni diverse.

Può quindi accadere che il cellulare o il computer venga restituito mentre l’autorità continua a disporre della copia forense per selezionare e analizzare i dati pertinenti all’indagine.

Anche l’ulteriore conservazione e analisi della copia devono però restare giustificate dal titolo del sequestro e dalle esigenze investigative. La restituzione del dispositivo non impedisce necessariamente di contestare il sequestro quando l’autorità conserva la copia forense dei dati.

Quanto dura il sequestro di un cellulare o di un computer?

Non esiste, allo stato, un termine massimo unico per tutti i casi.

La durata dipende dal tipo di indagine, dalla quantità di dati da acquisire, dalla complessità delle operazioni tecniche e dalla necessità di svolgere ulteriori accertamenti.

Il decreto non deve necessariamente indicare fin dall’inizio un termine esatto per completare l’estrazione e l’analisi dei dati. L’eventuale protrazione eccessiva del vincolo può però essere contestata con una richiesta di restituzione.

Il principio però è chiaro: quando il mantenimento del sequestro non è più necessario ai fini della prova, il dispositivo deve essere restituito.

Se il telefono o il computer rimane sequestrato per un periodo che appare eccessivo rispetto alle operazioni da svolgere, è possibile chiedere all’autorità di rivalutare la permanenza del vincolo.

Cosa può fare il difensore quando viene sequestrato un cellulare o un computer?

L’intervento del difensore serve innanzitutto a verificare perché il dispositivo è stato sequestrato, che cosa l’autorità è autorizzata a cercare e se il mantenimento del sequestro sia ancora necessario.

A seconda della situazione può essere necessario esaminare il decreto e il verbale, valutare i rimedi contro il sequestro, controllare il perimetro dell’acquisizione dei dati oppure chiedere la restituzione del dispositivo quando le esigenze probatorie sono venute meno.

Quando il telefono o il computer è indispensabile per l’attività lavorativa, può inoltre essere importante rappresentare tempestivamente le conseguenze concrete derivanti dal protrarsi del sequestro.

La rapidità dell’intervento può essere particolarmente rilevante quando devono ancora essere eseguite la copia forense o le successive operazioni di selezione dei dati.

Domande frequenti

Si può chiedere la restituzione prima che le indagini siano concluse?

Sì. Chi ha diritto alla restituzione può presentare una richiesta anche durante le indagini preliminari, quando ritiene che non sia più necessario mantenere il sequestro. L’istanza deve essere valutata alla luce del provvedimento e delle operazioni ancora da svolgere.

Si può contestare il decreto di sequestro?

In linea generale, contro il decreto di sequestro probatorio può essere chiesto il riesame entro dieci giorni dall’esecuzione del provvedimento o dalla diversa data in cui l’interessato ne ha avuto conoscenza. È opportuno verificare subito il decreto e il verbale, perché il rimedio concretamente utilizzabile dipende dall’atto eseguito.

Il dispositivo può essere sequestrato anche se appartiene a un’altra persona?

Sì, se può contenere dati pertinenti al reato. Il proprietario o chi ha diritto alla restituzione può però rappresentare le proprie ragioni e chiedere che venga verificata la necessità di mantenere il vincolo.

Se un cellulare o un computer è stato sequestrato e vuoi verificare il provvedimento, i dati che possono essere acquisiti o la possibilità di ottenere la restituzione, puoi rivolgerti allo Studio per valutare la situazione concreta.

Ultimo aggiornamento: settembre 2026

CHIAMA ORA